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Messico-Uruguay 0-1

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LE FORMAZIONI – 4-3-3 speculari per Javier Aguirre e Oscar Tabarez: a sfornare l’annunciato “biscotto”, diranno le malelingue, ci pensano già i moduli. Eppure entrambi gli strateghi piazzano la merce migliore, senza risparmiare i rispettivi big, eccettuati forse Barrera ed Hernardez. Per i verdi il piccolo Oscar Perez in porta e difesa a quattro con Osorio-Moreno-Rodriguez-Salcido, l’interdittore Torrado schierato in mezzo con il capitano tuttofare Marquez e il fantasioso Guardado, trazione anteriore a base di Dos Santos-Franco-Blanco. Dal canto suo, la Celeste replica con un Forlan spesso impegnato nelle vesti di rifinitore, ma di fatto puntero aggiunto a Cavani e Suarez; filtro di centrocampo con Diego Perez, Arevalo e Alvaro Pereira, e a protezione di Muslera il quartetto d’archi Maxi Pereira-Lugano-Victorino-Fucile.

E’ PARTITA VERA - L’avvio di match, alla faccia delle facili malignità della vigilia, ha ritmi da giro di qualifica di formula uno. Al sesto, dopo vari rovesciamenti di fronte senza esiti apprezzabili, il primo pericolo è di marca uruguagia: Luis Suarez, dopo un pasticcio della coppia centrale chicana, si trova a tu per tu con il portiere ma riesce a sbagliare un gol fatto allargando troppo il diagonale. Sessanta secondi e piove sull’assolato pomeriggio di Rustenburg il primo giallo: Lugano sembra affossare Blanco, servito in piena area da Dos Santos, ma Kassai s’ingoia il fischietto. Le due compagini, latine fino in fondo, danno vita a un confronto a viso aperto, seppur con rare occasioni. Al 18’ è il palermitano Cavani a fallire l’obiettivo con un’incornata fuori misura, nonostante il corner pennellatogli sulla fronte da Forlan.

SU UN MESSICO SPLENDIDO LA NUVOLA SUAREZ: 0-1 - Al 22’ Guardado provoca un infarto ai tifosi avversari colpendo la faccia inferiore della traversa con un missile mancino da fuori area, ma Forlan e i suoi non stanno certo a guardare: è la stessa Bruja, nelle vesti di rifinitore, a impegnare Perez con un cross tagliato sotto porta. A mantenere un marcato predominio della manovra sono i centroamericani, che tengono palla (60% contro 40%) impegnando severamente la retroguardia di Tabarez, dove lo spigoloso Lugano non va tanto per il sottile. Il maggior tasso tecnico dei giocatori in celeste, però, ha la meglio in finale di tempo: basta una disattenzione, ed ecco che Suarez, colpevolmente lasciato libero sul secondo palo, corregge in rete un traversone dalla destra di Cavani.

LA BARRERA MESSICANA – Aguirre, nel tentativo di raddrizzare un risultato immeritato, nel secondo tempo cala l’asso Barrera sacrificando Guardado. La punizione centrale di Blanco dopo soli due minuti non ha il potere di accendere la miccia, perché l’Uruguay tira sapientemente il freno arroccandosi dietro e affidandosi alle ripartenze. E quando esce dal guscio, sono dolori: il sempre più decentrato Forlan dipinge traiettorie perfette, e su una di esse la testatona di Lugano (9’) chiama Perez al balzo miracoloso. Le opportunità non mancano al Messico, arrestandosi però sull’ombrello dell’imprecisione: al 19’ il nuovo entrato mostra di che pasta è fatto servendo sulla testa di Rodriguez un vassoio di platino, sprecato malamente dall’impatto assassino con la tempia sinistra del rude difensore. L’ingresso di Hernandez non porta frutti, l’ultimo balzo di Franco – che si allunga il pallone sul lancio di Salcido - nemmeno: l’Uurguay vince il girone A, per il Messico agli ottavi si materializza lo spettro dell’Argentina.

MESSICO – URUGUAY 0-1 (0-1)

MESSICO (4-3-3): O. Perez; Osorio, Rodriguez, Moreno (12’ st Castro), Salcido; Marquez, Guardado (1’ st Barrera), Torrado; Dos Santos, Blanco (18’ st Hernandez), Franco. All. Aguirre.
URUGUAY (4-3-3): Muslera; M. Pereira, Lugano, Victorino, Fucile; D. Perez, Arevalo, A. Pereira (32’ st Scotti); Cavani, Suarez (40’ st Fernandez), Forlan. All. Tabarez.
Arbitro: Kassai (Ungheria).
Reti: nel pt 43’ Suarez.
Note: ammoniti Fucile, Hernandez, Castro; corner 6-7; recupero pt 1’, st 4’.

 

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