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Trofeo Berlusconi: Vince La Juve Ai Rigori

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Il tradizionale antipasto del campionato, il Trofeo Berlusconi, giunto alla sua ventesima edizione, finisce nella bacheca della Juventus che piega il Milan al termine di una partita scialba e priva di slanci, decisa solo ai calci di rigore (5-4 per i bianconeri) dopo lo 0-0 dei novanta minuti di gara. Giocati con il freno a mano tirato e, forse, la mente rivolta più al calcio parlato che a quello giocato. Sulla partita, infatti,

 si allunga l'ombra del mercato e, in particolare, quella lunghissima di Ibrahimovic. Sugli spalti nessuno lo nomina ma è eloquente l'invito dei tifosi rossoneri a quei giocatori come Kaladze e Jankulovski - esclusi dai piani tecnici di Allegri - o come Huntelaar, appetito da diversi club stranieri, a farsi da parte per raggranellare denaro sonante da reinvestire nello svedese, ormai lontano dal cuore di Guardiola. «Chi non rientra nei piani societari se ne vada ad agosto, nell'Ac Milan non c'è più posto» scrivono su un lenzuolo i frequentatori della Curva Sud più che disposti, a nove giorni dalla chiusura del calcio-mercato, a cavalcare il sogno del grande colpo di fine estate. Colpo che i vertici rossoneri, a questo punto, non escludono neppure. Se il patron Berlusconi si limita a un sorridente «Chissa...» prima di sedersi in tribuna, il vicepresidente e amministratore delegato Galliani se la cava con un «difficile ma ci proveremo» che lascia aperta ben più di una speranza per il popolo rossonero. In campo la gara è decisamente amichevole. Sarà l'afa che incombe sul catino di san Siro, con l'umidità a pesare su ogni movimento, ma Juve e Milan si muovono senza particolare veemenza e senza affondare i colpi. Schierato da Allegri con un 4-3-3 aggressivo, almeno nelle intenzioni, il Milan sfoggia in attacco il trio composto da Ronaldinho (spostato sulla sinistra ma libero di svariare su tutto il fronte offensivo), Borriello e Oduamadi, sostenuto da una mediana dai piedi buoni con Pirlo e Seedorf a inventare gioco protetti da Ambrosini. Un quadro di classe cui Delneri risponde con il tradizionale 4-4-2 d¨ordinanza e la coppia Del Piero-Trezeguet a pungere in avanti. Davanti ad un Meazza dal buon colpo d'occhio, il pallino del gioco, pur senza strafare, lo tiene in mano il Milan. Sotto gli occhi del presidente del Consiglio, Ronaldinho, senza dubbio il preferito dal premier, prova qualche giocata d'alta scuola, un paio di doppi passi per ubriacare la difesa e divertire il pubblico sugli spalti. Numeri che non impensieriscono la retroguardia bianconera, sferzata solo da due conclusioni di Seedorf, sul finire del primo tempo, e da una incursione velleitaria del giovane Oduamadi. Niente più che una pressione costante ma blanda. Blanda come gli attacchi della Juve concentrati in una combinazione Del Piero-Trezeguet che non impensierisce Abbiati. Nella ripresa, a ritmi ancora lontani da quelli necessari in campionato, è ancora il Milan a manovrare di più. Ronaldinho su punizione saggia i riflessi di Manninger, Delneri manda in campo la coppia Diego-Amauri e Allegri lancia Superpippo per il boato e l'ovazione di San Siro. L'ingresso di forze fresche non sposta di molto l'inerzia della partita, che prosegue senza scossoni salvo un paio di accelerazioni di Diego, un errore grossolano di Amauri a due passi dalla porta rossonera e il tentativo del brasiliano di farsi perdonare con un diagonale fuori di poco. A spezzare la parità ci pensano i calci di rigore. La Juventus segna tutti e cinque i penalty, il Milan fallisce con Thiago Silva e il trofeo Berlusconi prende la via di Torino. Per Allegri e Delneri, la sensazione è che ci sia tanto da lavorare. Per i tifosi, almeno quelli del Milan, resta un Ibra da sognare.

 

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