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Ben Khalifa lo Zidane del futuro

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Ci sono alcune zone del globo particolarmente baciate dalla buona vena del dio del calcio. In questi luoghi capita che la maggior parte dei calciatori che hanno la fortuna di emergere siano dotati di caratteristiche particolari che ne rappresentano, poi, la fortuna professionale. Quando si parla del Maghreb, il profilo di giocatore che sovviene alla mente è quello di un interprete molto dotato tecnicamente, che però deficita a livello di tenuta fisica e di corsa, ragion per cui le nazionali che compongono questa zona dell'Africa difficilmente riescono ad imporsi in manifestazioni che vanno al di là della coppa continentale o di altri tornei a partecipazione comunque limitata.

 

E' però sovente accaduto che parecchi calciatori originari di questi luoghi abbiano subito influenze calcistiche (leggi scuole calcio ed istruzione tattica adeguate) europee, e che abbiano dato come risultato alcuni dei talenti più fulgidi mai emersi nel panorama del football mondiale.


È il caso di Zidane, francese sì, ma di origini algerine, piuttosto che della nidiata marsigliese dei Ben Harfa, franco-tunisino oggi al Lione, e Nasri di origini identiche a Zizou ed oggi apprezzatissimo trequartista in forza all'Arsenal di Arsene Wenger.
Due facce di una stessa medaglia, dunque, da un lato una zona sfavorita da questo melting pot (il Maghreb appunto) dall'altra una nazione che può invece beneficiare dell'ingente emigrazione da questi territori.

Uno dei luoghi che più ha tratto giovamento (calcisticamente, per non addentrarci in argomenti che non ci competono) da questo "crogiuolo di razze" senza dubbio la Svizzera, terra promessa per gli immigrati di mezzo mondo (Italia compresa) che dopo aver fatto la fortuna di molte famiglie inizia a ricevere in cambio un netto innalzamento della qualità del calcio rossocrociato sia a livello di SuperLiga, che soprattutto per quanto concerne la nazionale maggiore: da Benaglio a Djorou, da Senderos a Dzemaili, da Behrami ad Inler fino ad arrivare al trio Vonlanthen, Kufo e Derdiyok.
È in questo contesto che si inserisce la storia di un talento assoluto, monitorato da tutti i più importanti club d'Europa e che, stando alle notizie più fresche e recenti, l'Inter dovrebbe essere riuscita a strappare alla concorrenza e dunque a portare in Italia. Parliamo di Nassim Ben Khalifa, nato il 13 gennaio del 1992 a Prangins, cittadina del distretto di Nyon affacciata sullo splendido panorama offerto dal Lago di Ginevra. Nassim è, come emerge chiaramente dal suo nome, di origine tunisina ed ha nel suo destino la missione di scrivere pagine importanti del nostro sport preferito.
Se può sembrare eccessivo sbilanciarsi a questa maniera per un calciatore che fondamentalmente è ancora un ragazzino, da un altro punto di vista pare scontato riporre fiducia in un talento assoluto come quello di Nassim, che nella sua pur brevissima esperienza di calcio ad alti livelli ha dimostrato di possedere un mix di qualità che difficilmente si riscontrano in un solo calciatore.

Ma andiamo per ordine. La parabola calcistica di Ben Khalifa inizia presto: ha solo dieci anni quando gli osservatori dello Stade Nyonnais FC, una delle società più importanti della zona del cantone di Vaud del quale Nassim è originario, lo notano e decidono di tesserarlo per il loro settore giovanile. Questa prima esperienza procede tra alti e bassi, come normale per quello che all'epoca era soltanto un bambino, alternandosi con un paio di stagioni alla più piccola società di Gland, altro comune del territorio, il Gland FC per l'appunto.
La svolta giunge più tardi, nel 2005, con il tesseramento presso il Lausanne Sport, una delle società di maggior storia e tradizione di tutta la Svizzera. Da qui l'impegno di Nassim diventa totale, e con esso si sviluppa la convinzione di mezzi troppo spropositati per non poter essere sfruttati nell'ottica di costruire una grande carriera. Passa una sola stagione, e il Grasshopper riesce a scippare (50mila franchi svizzeri) l'adamantino talento di Ben Khalifa ai rivali, portando a Zurigo quella che solo un anno più tardi inizierà ad essere considerata come la migliore promessa, probabilmente di sempre, del calcio rossocrociato. Inizia infatti nel 2007 la lunga trafila nelle nazionali di categoria, che porterà Nassim a vestire in sequenza la maglia di Under 15, Under 16 ed ovviamente Under 17, selezione che lo porterà alla ribalta degli osservatori di tutto il mondo.

Parallelamente procede lo sviluppo anche con il club di appartenenza. Dirigenti e tecnici delle "Cavallette" (soprannome con il quale il Grasshopper è noto in Svizzera), hanno la convinzione di avere a che fare con un progetto di fuoriclasse assoluto, e non si lasciano sfuggire l'occasione di lanciarlo in prima squadra già nel marzo di quest'anno, a soli 17 anni di età. A cavallo tra queste due stagioni saranno 14 le presenze di Nassim, condite da due reti (da settembre ad oggi) e soprattutto da numeri e giocate di un repertorio assolutamente strepitoso, tanto da non lasciare alcun dubbio all'allenatore della selezione under 17 svizzera, Dany Ryser, su chi assegnare le chiavi della squadra nella manifestazione mondiale di categoria svoltasi in Nigeria giusto un mese fa. Già durante l'estate i baby rougets avevano sfiorato l'exploit nell'Europeo di categoria conquistato dalla Germania, ma è proprio durante la rassegna nigeriana che lo straripante talento di Nassim Ben Khalifa decide di rivelarsi al grande pubblico, trascinando i compagni alla vittoria del Mondiale nella prima occasione della storia in cui la Svizzera è riuscita a qualificarsi. Evento già di per sé strepitoso per il calcio rossocrociato.
Il baby crack del Grasshopper viene incoronato quale miglior giocatore di tutta la manifestazione attirando su di sé interesse ed offerte da parte delle più importanti società d'Europa, in fila per acquistarlo.

Sul campo Ben Khalifa palesa una qualità tecnica assolutamente superiore alla media, accompagnata da uno sviluppo fisico tale (183 cm) da permettergli di primeggiare sull'avversario diretto anche a livello atletico. Non disdegna la giocata spettacolare, mostrando però assoluta predilezione per le rapidissime cavalcate palla al piede a tagliare il campo, giocata che lo rende assolutamente esiziale per le difese avversarie. Dotato, a conseguenza dell'eccellente tecnica di base, di un ottimo dribbling, si segnala come perfetto interprete del ruolo di trequartista, in virtù della visione di gioco e del cambio di passo del quale è dotato. È chiaro che si parli di un progetto, ma è altrettanto evidente che le qualità di cui dispone non possano che spingere all'ottimismo.

Abbiamo aperto il pezzo segnalando la possibilità di poter osservare da vicino la sua crescita, qualora davvero l'Inter dovesse riuscire ad avere la meglio sulla serrata concorrenza (si parla di Manchester United) sviluppatasi nell'acquistarlo. Se davvero l'operazione dovesse andare in porto, al di là della fede calcistica sarebbe doveroso un plauso all'attenta attività di scouting della società nerazzurra che regalerebbe ad un campionato italiano sempre più bistrattato uno degli assoluti protagonisti del calcio mondiale della prossima generazione.

 

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